Da San Felice al mondo. Quando il carisma imparò altre lingue

Quando il carisma imparò altre lingue

La storia della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue comincia in Italia e ha nella Casa di San Felice di Giano il suo primo luogo stabile. Ma una Casa Madre non custodisce soltanto ciò che è nato fra le sue mura. Custodisce anche la memoria di ciò che, da quella prima esperienza, ha imparato a partire.

Nel corso di due secoli il carisma di san Gaspare ha attraversato confini politici, lingue e culture molto diverse. Ogni passaggio ha costretto i Missionari a comprendere nuovamente che cosa significasse essere fedeli alla propria origine senza riprodurne semplicemente le forme. La Congregazione non si è limitata a diventare più grande sulla carta geografica: incontrando altre Chiese e altri popoli, ha dovuto imparare nuovi modi di vivere la missione.

Da quel primo nucleo umbro il cammino si allargò poco a poco. Prima vennero l’Europa germanofona e l’America del Nord; poi la penisola iberica, l’America Latina, l’Africa e l’Asia. Ogni partenza portò con sé uomini concreti, difficoltà inattese e il lento passaggio da una presenza venuta da fuori a una storia ormai appartenente alla Chiesa del luogo.

Prima di attraversare l’oceano, bisognò tradurre

Uno dei primi segni del cambiamento porta il nome di Francesco Salesio Brunner. Svizzero, entrato nella Congregazione nel 1838, durante il periodo trascorso ad Albano studiò con cura la Regola e la prassi dell’Istituto e cominciò a tradurle nella propria lingua. Prima ancora che la Congregazione attraversasse l’Atlantico, il suo modo di vivere aveva dunque dovuto attraversare una lingua.

Da quella traduzione si passò presto alla strada. Brunner lavorò in Svizzera e in Alsazia, ottenne il santuario di Nostra Signora delle Tre Spighe e nel 1843 partì con quattordici compagni verso gli Stati Uniti. New Orleans, Cincinnati e l’Ohio furono l’inizio di una storia che avrebbe generato parrocchie, luoghi di formazione, scuole e una Provincia capace di sviluppare un volto proprio.

La penisola iberica e una strada che arrivò fino all’Africa

Alla fine dell’Ottocento la Congregazione entrò stabilmente nella penisola iberica. Cáceres e poi Valencia de Alcántara aprirono una nuova stagione. Da quella presenza sarebbero venute vocazioni spagnole e portoghesi e, molto più tardi, la missione in Guinea-Bissau. È una genealogia particolarmente significativa: una fondazione europea che, dopo un secolo, diventa ponte verso l’Africa e accompagna la nascita di Missionari del luogo.

Non tutte le partenze diventano fondazioni

Nel 1912 alcuni Missionari giunsero in Messico provenendo dalla realtà di Cáceres. Le possibilità sembrarono subito grandi, tanto che si immaginavano nuove Case in diverse diocesi. La guerra civile cambiò tutto: alcuni furono costretti a fuggire, altri a nascondersi, uno dovette lasciare il Paese travestito. Anche questa appartiene alla storia della missione. Non ogni seme arriva a diventare una struttura stabile, e non per questo la partenza perde significato.

Il Xingu: quando il fiume diventò strada

Nel 1929 la giovane Provincia Teutonica inviò i primi Missionari in Brasile. L’Amazzonia obbligò a misurare le distanze in giorni di navigazione e a pensare la missione lungo i fiumi. Uno dei primi due partiti morì poche settimane dopo l’arrivo. Altri continuarono. Da quella presenza nacque una lunga storia ecclesiale che avrebbe incontrato le popolazioni indigene, le trasformazioni dell’Amazzonia e la difesa della dignità delle comunità più esposte.

Dall’America Latina a una Provincia latinoamericana

Brasile, Cile, Perù, Guatemala e Colombia furono raggiunti in tempi diversi e da realtà provinciali differenti. Per decenni furono raccontati come luoghi nei quali altri Missionari erano stati inviati. Il processo più importante avvenne quando quelle presenze produssero vocazioni, responsabilità e governo locali, fino alla costituzione di una Provincia Latinoamericana. La geografia della missione si era rovesciata: non più soltanto Missionari inviati in America Latina, ma Missionari latinoamericani appartenenti pienamente al soggetto della Congregazione.

1966: il centocinquantesimo diventa missione

Nel 1966 la Provincia italiana scelse di aprire una presenza in Tanzania. Fu uno dei frutti concreti del centocinquantesimo della Congregazione. I primi Missionari arrivarono a Dar es Salaam il 19 maggio e, dopo il tempo necessario per la lingua e l’inserimento, nel febbraio dell’anno seguente assunsero la missione di Manyoni. Sessant’anni dopo, quella presenza è diventata una Provincia numerosa, capace a sua volta di inviare Missionari in altri Paesi: il segno più chiaro che una missione mette davvero radici quando chi ha ricevuto comincia a sua volta a partire.

Europa sotto pressione: Polonia e Croazia

Nel secondo Novecento la Congregazione mise radici anche in contesti segnati da forti tensioni politiche. In Polonia la presenza crebbe mentre il regime comunista limitava gli spazi della vita ecclesiale. In Croazia e nell’ex Jugoslavia i Missionari attraversarono gli anni della guerra, l’esperienza dei profughi e la distruzione di luoghi e relazioni. Non sorprende che proprio lì il ministero della riconciliazione abbia assunto un rilievo particolare.

Verso l’Asia: India e Vietnam

Dagli anni Ottanta la Congregazione ha aperto una nuova stagione anche in Asia. In India e poi in Vietnam il carisma del Preziosissimo Sangue ha incontrato culture, tradizioni religiose e forme ecclesiali molto diverse da quelle europee e americane. Anche qui il passaggio decisivo è arrivato con le vocazioni locali: uomini nati in quelle terre hanno fatto propria la spiritualità della Congregazione e alcuni di loro oggi servono la Chiesa anche lontano dal Paese nel quale sono cresciuti.

Quando chi ha ricevuto comincia a partire

Il segno più bello della maturità di una missione arriva quando non si parla più soltanto di «noi» che siamo andati «da loro». Oggi Missionari africani, asiatici e latinoamericani servono in Paesi diversi da quelli nei quali sono nati. La missione non segue più una sola direzione. È diventata scambio, reciprocità, appartenenza a una Congregazione che porta ormai nel proprio volto le Chiese che ha incontrato.


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