Francesco Salesio Brunner. Dall’Alsazia all’Ohio

Francesco Salesio Brunner, Missionario del Preziosissimo Sangue e iniziatore della presenza della Congregazione negli Stati Uniti

La prima Congregazione internazionale

Prima dell’oceano ci fu una traduzione. È forse questo il particolare che meglio permette di capire Francesco Salesio Brunner e ciò che accadde alla Congregazione negli anni Quaranta dell’Ottocento. Quando lo svizzero arrivò tra i Missionari del Preziosissimo Sangue, nel 1838, la famiglia nata con san Gaspare aveva ancora una fisionomia profondamente italiana. Brunner trascorse un periodo ad Albano studiando con attenzione la Regola, la prassi e gli scritti dell’Istituto e cominciò a renderli nella propria lingua tedesca.

Non poteva predicare in italiano con la libertà degli altri Missionari e si dedicava soprattutto alle confessioni. Eppure proprio quell’uomo che, in Italia, sperimentava il limite della lingua sarebbe diventato colui che costrinse l’Istituto a scoprire che il carisma poteva essere vissuto anche senza parlare italiano.

Un carisma che cerca parole nuove

Brunner era nato a Mumliswil, nel cantone svizzero di Soletta, nel 1795 ed era sacerdote dal 1819. Quando entrò nella Congregazione aveva già alle spalle anni di ministero e di predicazione. Il periodo trascorso con i Missionari gli permise però di misurarsi con una forma di vita precisa, che egli volle comprendere fino ai particolari prima di tentare di trasferirla altrove.

Il passaggio è importante. Non si trattava di esportare semplicemente una Casa italiana. Perché l’Istituto potesse vivere in un altro ambiente, occorreva che le sue regole, la sua spiritualità e le sue consuetudini diventassero comprensibili in una cultura diversa. La traduzione dei testi fu quindi molto più di un esercizio linguistico: fu il primo laboratorio dell’internazionalità della Congregazione.

Dalla Svizzera all’Alsazia

Con il consenso del Direttore generale Biagio Valentini e dopo aver ricevuto la benedizione di Gregorio XVI, Brunner tornò verso il mondo germanofono alla ricerca di una fondazione. Il progetto conobbe subito difficoltà politiche e religiose. In Svizzera riuscì a raccogliere alcuni compagni, ma le tensioni del tempo lo costrinsero infine a lasciare la terra natale.

Riparò allora nella vicina Alsazia, dove ottenne il santuario di Nostra Signora delle Tre Spighe, nella diocesi di Strasburgo. Il luogo era meta di pellegrinaggi provenienti da aree francesi e tedesche e offriva alla nuova presenza un ambiente naturalmente attraversato da lingue differenti. Quando Brunner partì per l’America affidò la comunità a Eugenio Lachat, che sarebbe diventato vescovo di Basilea.

Quattordici compagni e un oceano

A un certo punto l’Europa cominciò a stargli stretta. L’orizzonte divenne l’America Settentrionale, dove vaste comunità di immigrati cattolici avevano bisogno di sacerdoti, parrocchie e luoghi di formazione. Il 19 ottobre 1843 Brunner si imbarcò con quattordici compagni: sette sacerdoti, sei studenti e un fratello laico.

Arrivarono a New Orleans il 21 dicembre. Da lì continuarono verso l’interno, risalendo il Mississippi e l’Ohio, fino a raggiungere Cincinnati il primo gennaio 1844. Il vescovo John Baptist Purcell affidò loro una vasta regione settentrionale dell’Ohio. Non avevano davanti una rete già pronta. Dovevano costruire la presenza quasi mentre la vivevano.

Quando la missione cambiò forma

Negli Stati Uniti il modello delle missioni popolari italiane non poteva bastare. Le distanze erano enormi, il clero scarso, gli immigrati dispersi. I Missionari dovettero quindi assumere parrocchie, creare stazioni missionarie, organizzare la formazione, accompagnare comunità religiose femminili e rispondere a necessità educative che in Italia appartenevano ad altri contesti ecclesiali.

Il primo centenario della Congregazione, guardando a quella storia nel 1915, descrive già una realtà sorprendentemente articolata: parrocchie in numerose diocesi, Case dalle quali partivano predicatori per missioni ed esercizi spirituali, un seminario, un noviziato, un collegio, cappellanie di ospedali e istituti, pubblicazioni e una propria tipografia. In meno di un secolo il ramo americano aveva sviluppato una forma apostolica che non era la copia di quella italiana, pur riconoscendosi nella stessa appartenenza.

Formare uomini sul posto

Brunner comprese presto che non si sarebbe potuto sostenere a lungo un’opera affidata soltanto a uomini arrivati dall’Europa. Nei primi anni ogni Casa contribuiva come poteva alla formazione dei giovani; successivamente vennero organizzati luoghi più stabili di studio e preparazione. Carthagena, in Ohio, divenne uno dei punti decisivi di questa crescita. Il passaggio era ormai compiuto: la Congregazione non aveva soltanto Missionari in America, stava formando Missionari americani.

Anche questo appartiene al significato profondo dell’espansione. Una missione rimane fragile finché dipende soltanto da chi arriva da fuori. Diventa veramente una storia nuova quando genera persone capaci di assumerla dall’interno.

Tra Europa e America fino alla fine

Le fatiche logorarono progressivamente la salute di Brunner. Nel 1857 tornò in Europa e l’anno seguente ripartì ancora una volta per l’America per sistemare il governo delle Case. Alla fine del 1858 lasciò definitivamente quella terra e tornò verso l’Europa centrale. Morì il 29 dicembre a Schellenberg, nel Liechtenstein, dove aveva avviato un ospizio destinato anche a sostenere le vocazioni per le missioni americane.

La sua vita finì dunque in Europa, ma ormai non poteva più essere raccontata dentro un solo continente. Aveva vissuto fra Svizzera, Italia, Alsazia, Liechtenstein e Stati Uniti, mantenendo insieme luoghi molto diversi attraverso la stessa appartenenza. La Congregazione che lasciava non era più geograficamente quella nella quale era entrato vent’anni prima.

Quello che Brunner aveva costretto l’Istituto a imparare

La sua importanza non consiste soltanto nell’essere stato il fondatore della presenza negli Stati Uniti. Brunner pose una domanda che avrebbe accompagnato tutte le successive aperture missionarie: che cosa deve rimanere identico quando quasi tutto, intorno, cambia? La lingua cambia. Cambiano le distanze, i bisogni pastorali, le forme di vita della Chiesa e perfino il tipo di opere richieste ai Missionari.

La risposta non poteva essere la ripetizione materiale dell’Italia. La fedeltà doveva stare più in profondità: nella missione, nella vita comunitaria, nella spiritualità del Sangue di Cristo, nella disponibilità a essere inviati dove il bisogno della Chiesa chiedeva forme nuove. È per questo che la storia di Brunner appartiene pienamente anche alla memoria di San Felice. La prima Casa custodisce l’origine; uomini come lui mostrano che un’origine rimane viva soltanto quando sa generare partenze.


Fonti principali

Nel primo centenario della Congregazione del Preziosissimo Sangue, 1915, sezioni «Case estere in Europa» e «Oltre l’Atlantico. La Provincia Americana».

Missionaries of the Precious Blood, storia generale della Congregazione e storia della presenza negli Stati Uniti.

St. Charles Center, materiali storici sulla crescita della presenza C.PP.S. in Ohio e sulla formazione.