Polonia. Quando il Sangue di Cristo entrò in una terra sorvegliata

Copertina della pagina sulla presenza dei Missionari del Preziosissimo Sangue in Polonia

Quando il Sangue di Cristo entrò in una terra sorvegliata

Il 20 dicembre 1981, una settimana dopo l’introduzione della legge marziale in Polonia, nella chiesa di San Martino a Wrocław si tenne il primo incontro pubblico della Comunità del Sangue di Cristo. Le autorità comuniste avevano vietato gli incontri; il Paese viveva uno dei momenti più tesi della propria storia recente. Eppure, proprio allora, un piccolo gruppo si riunì per pregare, ascoltare la Parola e conoscere una spiritualità che parlava di sangue versato, redenzione e libertà.

La presenza dei Missionari del Preziosissimo Sangue in Polonia non nacque da una casa già pronta o da un progetto costruito a tavolino. Nacque da relazioni. Le Adoratrici del Sangue di Cristo presenti nel Paese desideravano che arrivassero anche i Missionari. A Roma, nel 1979, entrarono in contatto con Winfried Wermter, Missionario della Provincia Teutonica. L’anno seguente egli visitò la Polonia e incontrò suore, laici e giovani interessati alla spiritualità del Sangue di Cristo.

Una spiritualità che passava di mano in mano

Fra il 1980 e il 1981 cominciarono a circolare piccoli libretti di preghiera, immagini, biografie di san Gaspare e testi sulla spiritualità del Sangue di Cristo. Venivano stampati anche a Roma e portati in Polonia da pellegrini, religiose e persone che attraversavano il confine. In un sistema che controllava stampa, associazioni e incontri, perfino un modesto fascicolo poteva diventare una strada.

Nel 1981 Wermter tornò più volte. Predicò esercizi alle Adoratrici, incontrò gruppi di giovani e accompagnò i primi candidati. Alcuni cominciarono gli studi nel seminario di Wrocław. La missione cresceva ancora senza una struttura ufficiale, ma aveva già persone, legami e vocazioni.

20 dicembre 1981: incontrarsi quando incontrarsi era proibito

Il primo incontro pubblico della Comunità del Sangue di Cristo si svolse nella chiesa di San Martino a Wrocław il 20 dicembre 1981. Era trascorsa appena una settimana dall’inizio della legge marziale. L’immagine di quel piccolo gruppo raccolto in una chiesa mentre il Paese viveva sotto controllo militare spiega meglio di molte definizioni perché quella spiritualità trovò ascolto.

In una società nella quale parole come libertà, dignità e verità avevano un peso politico immediato, il linguaggio del Sangue di Cristo toccava corde profonde. Non offriva un programma politico; parlava però di una vita che nessun potere può possedere interamente, di una redenzione pagata a caro prezzo e di una dignità che non dipende dal riconoscimento dello Stato.

1983: una casa a Częstochowa

Nel 1983 i Missionari poterono aprire il primo Dom Misyjny a Częstochowa. Quella data è considerata l’inizio stabile della presenza C.PP.S. in Polonia. L’attività ufficiale rimaneva limitata dalla situazione politica e la registrazione civile sarebbe arrivata soltanto alcuni anni più tardi. Per questo la casa si concentrò soprattutto sulla formazione spirituale dei laici, sui ritiri e sui piccoli gruppi.

Fu una scelta che segnò profondamente il volto della futura Provincia. La comunità non nacque prima come struttura clericale e poi come apostolato rivolto ai laici. Crebbe insieme a una vasta famiglia spirituale fatta di sacerdoti, religiose, giovani e adulti. In quel terreno sarebbero maturate anche nuove vocazioni alla Congregazione.

La libertà arrivò mentre la comunità era già cresciuta

Quando il sistema comunista cominciò a cedere, i Missionari non dovettero inventare da zero la propria presenza. Esistevano già case, gruppi, candidati, una rete di relazioni e una spiritualità diffusa. Quello che negli anni precedenti aveva dovuto vivere con discrezione poté finalmente assumere una forma più visibile.

Negli anni successivi sorsero nuove case, si sviluppò la formazione dei candidati e nacquero iniziative editoriali. Il periodico e la casa editrice POMOC portarono la spiritualità del Sangue di Cristo fuori dagli ambienti strettamente interni alla Congregazione, affrontando anche temi familiari, sociali e di accompagnamento umano.

Una missione che imparò anche il russo

La fine del comunismo non chiuse la spinta missionaria verso est. Negli anni Novanta i Missionari polacchi organizzarono ritiri nei dintorni di Mosca e pubblicarono anche materiali in lingua russa. Nel 1999 una piccola équipe C.PP.S. tornò a Mosca per una settimana di predicazione, incontri e testimonianze nella parrocchia dell’Immacolata Concezione.

È un passaggio che riporta alla mente, quasi per contrasto, la generazione di Luigi Carinci. Decenni prima un Missionario italiano aveva cercato di spingersi verso la Russia quasi da solo; alla fine del secolo, una comunità nata sotto il comunismo polacco poteva muoversi oltre il proprio confine e portare la stessa spiritualità ancora più a est.

Dalla Polonia alla Croazia

La crescita della presenza polacca ebbe presto un altro sbocco. La Provincia cominciò a sostenere la missione in Croazia, nata da contatti precedenti nella ex Jugoslavia. In questo modo la Polonia non rimase soltanto una terra raggiunta dalla Provincia Teutonica, ma divenne a sua volta un punto di partenza verso un’altra regione d’Europa segnata da confini, guerre e ferite ancora aperte.

È ancora una volta il passaggio che abbiamo incontrato in Tanzania, in America Latina e in Guinea-Bissau: la missione diventa adulta quando smette di essere soltanto il luogo nel quale qualcuno è arrivato e diventa il luogo dal quale qualcuno riparte.


Per conoscere la Provincia Polacca oggi

Misjonarze Krwi Chrystusa – Polska, sito ufficiale della Provincia Polacca.

Missionaries of the Precious Blood – Polish Province, pagina ufficiale della Curia Generalizia.