Croazia. Quando la riconciliazione nacque dalle ferite della guerra

Copertina della pagina sulla presenza dei Missionari del Preziosissimo Sangue in Croazia

Quando la riconciliazione nacque dalle ferite della guerra

La storia dei Missionari del Preziosissimo Sangue in Croazia cominciò prima che la Croazia fosse uno Stato indipendente. Nel 1979 Willi Klein, Missionario della Provincia Teutonica, arrivò a Banja Luka, in Bosnia, per il centenario della presenza delle Adoratrici del Sangue di Cristo. Quella visita non rimase un episodio. Klein tornò più volte nella Jugoslavia di allora, predicando ritiri, conoscendo persone e comunità e scoprendo un terreno nel quale la spiritualità del Sangue di Cristo suscitava interesse.

Non esisteva ancora una missione strutturata. Esistevano però relazioni, inviti e il desiderio che i Missionari arrivassero stabilmente. A metà degli anni Ottanta il vescovo di Banja Luka, Alfred Pichler, rivolse una richiesta ufficiale alla Congregazione. Nell’aprile 1988 Klein fu inviato a Nova Topola, dove cominciò a vivere stabilmente, occupandosi della parrocchia e dei lavori della casa destinata ai Missionari.

Zagabria: una casa per formare e accogliere

Quasi subito emerse la necessità di una presenza anche a Zagabria. Nel 1989 il cardinale Franjo Kuharić autorizzò ufficialmente i Missionari a operare nell’arcidiocesi e ad aprire una Casa di Missione con una cappella, pensata anche per ritiri, incontri e formazione dei candidati.

La strada sembrava avviata. La presenza cresceva, arrivavano giovani interessati alla Congregazione e si cominciava a immaginare un futuro stabile. Poi, nel 1991, la Jugoslavia precipitò nella guerra.

Quando la guerra entrò nella casa

La guerra del 1991-1995 non rimase fuori dalle porte della comunità. La casa di Nova Topola venne incendiata. Un sacerdote che sostituiva temporaneamente il parroco, legato alla Congregazione, fu prelevato di notte dalla casa e non tornò più; la memoria della missione lo considera presumibilmente ucciso.

Willi Klein si trovava allora a Zagabria con un gruppo di seminaristi e aspiranti. Nel 1992 la Casa di Missione della capitale venne benedetta e cominciò ad accogliere anche profughi provenienti dalla Croazia e dalla Bosnia-Erzegovina. La comunità si trasformò così in qualcosa che nessun progetto iniziale aveva previsto: non soltanto luogo di formazione e predicazione, ma casa per persone che avevano perduto la propria casa.

Klein si impegnò nell’aiuto umanitario alle vittime della guerra, continuando nello stesso tempo a visitare i gruppi della Comunità del Sangue di Cristo e a predicare ritiri in Croazia, Bosnia-Erzegovina e Vojvodina. Il carisma veniva costretto dalla storia a prendere una forma concreta: non si poteva parlare del Sangue versato senza incontrare il sangue realmente versato nelle città e nei villaggi.

Dopo la guerra, la domanda più difficile

Quando le armi tacquero, restavano le persone. Restavano lutti, case distrutte, memorie opposte, famiglie divise e comunità che avevano imparato a guardarsi con paura. Per i Missionari del Preziosissimo Sangue il tema della riconciliazione non poteva allora ridursi a una parola spirituale pronunciata durante un ritiro.

La missione cominciò a riconoscere proprio qui un servizio specifico: accompagnare il perdono, la riconciliazione e la guarigione delle ferite spirituali lasciate dalla guerra. Era un modo nuovo e insieme molto antico di leggere il carisma. Il Sangue di Cristo non come memoria astratta della Passione, ma come possibilità di interrompere la catena per cui il sangue versato continua a chiedere altro sangue.

La Polonia arriva in Croazia

Tra il 1998 e il 2003 quattro Missionari della Provincia Polacca arrivarono in Croazia per sostenere la presenza. Anche questo passaggio mostra quanto la geografia della Congregazione fosse ormai cambiata. La Polonia, che appena pochi anni prima era stata terra di missione sotto il comunismo, diventava adesso una Provincia capace di mandare uomini in un’altra regione europea ferita dalla guerra.

Fra il 2003 e il 2008 arrivarono anche le prime ordinazioni di sacerdoti croati della Congregazione. La missione stava compiendo lo stesso passaggio già visto altrove: da presenza sostenuta da uomini venuti da fuori a comunità capace di generare i propri Missionari.

2011: la Missione croata prende forma propria

Il 21 ottobre 2011 il Moderatore Generale eresse ufficialmente la Delegazione croata, poi indicata come Missione croata. In quel momento la comunità contava tre sacerdoti, tre seminaristi e un postulante; tutti, tranne un sacerdote, erano croati.

Il dato giuridico arrivava dunque dopo una trasformazione già avvenuta nella vita. Quella che era cominciata con le visite di un Missionario tedesco era ormai una presenza con vocazioni locali, formazione propria e responsabilità pastorali inserite stabilmente nella Chiesa croata.

Prozorje: dare una casa alla riconciliazione

Nel 2009 l’arcivescovo di Zagabria autorizzò l’apertura di una seconda Casa di Missione a Prozorje, poco fuori dalla capitale. Il progetto maturò negli anni fino a trovare una forma particolarmente significativa: la casa avrebbe ospitato il Centro di Riconciliazione del Preziosissimo Sangue di Cristo.

Il 26 maggio 2019 il cardinale Josip Bozanić benedisse e dedicò la cappella della nuova casa e il Centro venne ufficialmente aperto. Alla celebrazione partecipò anche Willi Klein, l’uomo dal quale la storia era cominciata quarant’anni prima. Una missione nata dentro la Jugoslavia e passata attraverso la guerra sceglieva di dare un luogo stabile proprio alla riconciliazione.

Il gesto aveva un peso che andava oltre l’apertura di un edificio. Prozorje diceva che la memoria cristiana della guerra non poteva fermarsi alla conservazione delle ferite. Doveva cercare un linguaggio capace di attraversarle senza negarle.

Una missione che continua ad aprire strade

Negli anni successivi la Missione ha continuato ad allargare il proprio servizio. Nel 2024 due Missionari hanno assunto una nuova presenza nella diocesi di Dubrovnik, prendendo la cura pastorale della parrocchia del Santissimo Salvatore a Mokošica e il servizio spirituale presso l’ospedale generale della città.

Nel giugno 2026 un’altra tappa ha reso visibile la crescita della comunità: Sebastian Slović è stato ordinato sacerdote nella cattedrale di Zagabria e il giorno seguente ha celebrato la prima Messa proprio nella chiesa del Preziosissimo Sangue a Prozorje, accanto al Centro di Riconciliazione.

Quarantasette anni dopo la prima visita di Willi Klein a Banja Luka, la missione non era più soltanto una presenza arrivata dall’esterno. Aveva uomini croati, case proprie, responsabilità pastorali e un servizio che nasceva direttamente dalla storia del Paese.

Il Sangue che non chiede altro sangue

Fra tutte le presenze internazionali della Congregazione, la Croazia mostra con particolare chiarezza quanto un carisma possa cambiare quando incontra la storia concreta di un popolo. Qui la spiritualità del Preziosissimo Sangue ha attraversato una guerra vera, ha accolto profughi, ha conosciuto una casa incendiata e una persona scomparsa nella violenza.

Per questo la riconciliazione non è arrivata come tema scelto a tavolino. È nata dalle ferite. Ed è forse proprio questa la forma più credibile della missione: non parlare della pace da un luogo al quale la guerra non è mai arrivata, ma imparare lentamente a pronunciarla dove il sangue è stato davvero versato.


Per conoscere la Missione croata oggi

Misjonarze Krwi Chrystusa – storia della presenza in Croazia, ricostruzione ufficiale pubblicata dalla Provincia Polacca.

Missionaries of the Precious Blood – Croatian Mission, pagina ufficiale della Curia Generalizia.

Reconciliation Center of the Precious Blood of Christ, apertura della Casa di Missione e del Centro di Riconciliazione di Prozorje.