
Quando si raccontano le origini della Casa di Missione di San Felice, il nome di Gaetano Bonanni compare inevitabilmente accanto a quelli di Gaspare del Bufalo e di Belisario Cristaldi. Per molto tempo questa vicinanza ha finito quasi per nasconderne il volto personale, come se Bonanni fosse soltanto uno degli uomini che prepararono la strada al Fondatore dei Missionari del Preziosissimo Sangue. La sua vicenda è assai più ampia. Prima di San Felice aveva già maturato una propria esperienza sacerdotale e missionaria; quando Gaspare giunse a Giano, Bonanni aveva già dato vita agli Operai Evangelici; dopo gli anni della prima Casa sarebbe diventato vescovo di Norcia e avrebbe portato nel ministero episcopale quella stessa passione per la predicazione e la formazione che aveva segnato tutta la sua vita.
Raccontarlo dentro la storia dell’Abbazia significa quindi restituirgli il posto che gli appartiene. San Felice non fu un episodio marginale della sua esistenza: fu il luogo nel quale un desiderio coltivato per anni trovò finalmente una casa e nel quale Bonanni divenne il primo superiore di una comunità destinata ad assumere, attraverso san Gaspare, la fisionomia della Congregazione del Preziosissimo Sangue.
Roma, la formazione e il sacerdozio
Gaetano Bonanni nacque a Roma il 16 giugno 1766. La sua formazione si sviluppò nella città che avrebbe continuato a rimanere il punto di riferimento di gran parte della sua attività sacerdotale. Fu ordinato sacerdote il 18 dicembre 1790 e nell’anno successivo conseguì il dottorato. Gli anni che seguirono mostrano già alcuni tratti destinati a rimanere costanti: l’attenzione alla predicazione, il desiderio di raggiungere il popolo con una parola capace di incidere realmente sulla vita e una particolare cura per la formazione dei sacerdoti più giovani.
Bonanni appartiene a quella generazione di ecclesiastici romani che dovette attraversare una stagione sconvolta da profondi mutamenti politici e religiosi. La Chiesa conobbe l’occupazione francese, le soppressioni e la deportazione di Pio VII; il clero fu chiamato a misurarsi con condizioni nelle quali la continuità della vita pastorale non poteva più essere data per scontata. Dentro questo scenario maturò in Bonanni una convinzione che avrebbe accompagnato tutto il suo ministero: la predicazione aveva bisogno di uomini preparati, capaci di lavorare insieme e disponibili a essere inviati dove il bisogno spirituale del popolo fosse maggiore.
Gli Operai Evangelici
Questa intuizione prese forma il 17 giugno 1813, quando nacquero gli Operai Evangelici. La denominazione dice già molto del progetto: sacerdoti raccolti per il servizio del Vangelo, disponibili alla predicazione e alle missioni, uniti da una disciplina spirituale e da una responsabilità comune. Bonanni non immaginava semplicemente una serie di predicatori occasionalmente convocati per un incarico; cercava una forma stabile nella quale l’esperienza missionaria potesse essere custodita, trasmessa e continuata.
Proprio negli anni in cui questo progetto prendeva corpo, Gaspare del Bufalo stava attraversando l’esilio e la prigionia seguiti al rifiuto del giuramento imposto dal regime napoleonico. I percorsi dei due uomini non erano identici e non avevano avuto lo stesso punto di partenza. Bonanni lavorava alla sua esperienza degli Operai Evangelici; Gaspare aveva maturato, soprattutto attraverso Francesco Albertini, una profonda spiritualità legata al Sangue di Cristo e portava con sé una straordinaria vocazione alla predicazione popolare. Quando queste strade finirono per incontrarsi, ciascuna possedeva già una propria storia.
San Felice: una casa per la missione
Nel 1814 il problema di dare una casa stabile all’opera missionaria divenne concreto. Il 30 ottobre di quell’anno Gaspare, predicando a Giano, vide l’Abbazia di San Felice, si informò su quel complesso e volle raggiungerlo. La casa antica, rimasta priva della comunità che per secoli l’aveva abitata, apparve adatta a diventare il luogo nel quale raccogliere i missionari. Il progetto trovò in Belisario Cristaldi un sostegno decisivo presso Pio VII e, attraverso i passaggi che seguirono, San Felice venne destinata alla nuova esperienza missionaria.
Il 5 luglio 1815 si giunse alla presa di possesso della Casa. Il 26 luglio Bonanni e Gaspare furono ricevuti da Pio VII, mentre l’apertura ormai si avvicinava. Gaspare raggiunse per primo San Felice per preparare la fondazione; Bonanni partì da Roma con Adriano Giampedi e Vincenzo Tani il 9 agosto e l’11 i tre arrivarono all’Abbazia. Quella sera i quattro uomini si raccolsero nella chiesa e cantarono il Te Deum. Il 15 agosto 1815, solennità dell’Assunzione, la Casa di Missione venne aperta pubblicamente e Bonanni ne divenne il primo superiore.
È difficile comprendere oggi quanto fosse fragile quell’inizio. Alle spalle non c’era un grande istituto già organizzato, con strutture, risorse e tradizioni consolidate. C’era un’antica abbazia da rendere nuovamente abitabile, una piccola comunità e un’opera che doveva ancora trovare il proprio equilibrio. Bonanni portò dentro questa esperienza quanto aveva maturato con gli Operai Evangelici; Gaspare vi portò il vigore della sua predicazione e quella spiritualità del Preziosissimo Sangue che avrebbe progressivamente segnato l’identità della nuova famiglia missionaria.
Due paternità dentro una storia difficile
Gli anni delle origini non furono privi di tensioni. La presenza di due uomini che avevano contribuito in modo diverso alla nascita dell’opera pose anche il problema della sua direzione. Bonanni era il primo superiore di San Felice e proveniva dall’esperienza degli Operai Evangelici; Gaspare acquistava rapidamente un ruolo sempre più decisivo attraverso le missioni, le nuove fondazioni e la forza personale con la quale imprimeva all’opera una fisionomia precisa. Il rapporto fra i due conobbe momenti difficili, e sarebbe scorretto trasformare quella complessità in una storia edificante nella quale ogni divergenza scompare per rispetto dei protagonisti.
Proprio le testimonianze delle origini permettono però di leggere quelle difficoltà senza trasformarle in una contesa sulla paternità. Innocenzo Betti avrebbe ricordato l’atteggiamento di Bonanni con un’espressione tanto breve quanto significativa: «senza rabbia». La diversità delle posizioni non cancellò quanto ciascuno aveva consegnato alla nascita della Casa. Bonanni rimane il fondatore degli Operai Evangelici e il primo superiore di San Felice; Gaspare è il Fondatore della Congregazione del Preziosissimo Sangue e colui attraverso il quale quella esperienza assunse la forma missionaria destinata a consolidarsi e a diffondersi. La storia non ha bisogno di diminuire l’uno per rendere più grande l’altro.
«Un gravissimo peso formidabile agli Angeli»
Nel 1821 la vita di Bonanni prese una direzione che egli non aveva cercato. Venne chiamato all’episcopato e tentò di sottrarsi a una responsabilità che sentiva superiore alle proprie forze. Nelle sue parole la dignità episcopale appariva come un «gravissimo peso formidabile agli Angeli». L’espressione permette di intravedere il modo nel quale affrontò il passaggio: la nomina non rappresentava per lui il coronamento di una carriera ecclesiastica, bensì una nuova obbedienza che lo costringeva a lasciare San Felice e l’opera alla quale aveva dedicato anni decisivi.
Fu consacrato vescovo nella chiesa romana di San Nicola in Carcere l’8 luglio 1821, un luogo che apparteneva anche alla memoria delle origini della devozione al Preziosissimo Sangue. Il 21 luglio fece il suo ingresso a Norcia. Con quel passaggio si chiudeva concretamente la stagione più complessa della prima Casa di Missione: Bonanni lasciava San Felice e assumeva la responsabilità di una Chiesa locale, mentre l’opera missionaria continuava ormai il proprio cammino sotto l’impulso di Gaspare.
Il lungo episcopato merita un racconto proprio, perché ridurlo a una parentesi fra San Felice e gli ultimi anni significherebbe perdere più di vent’anni della sua vita. Il governo pastorale, il rapporto con il clero, le visite, la predicazione e le difficoltà di una diocesi come quella nursina appartengono quindi alla pagina dedicata a Gaetano Bonanni vescovo di Norcia.
Gli ultimi anni a Norcia
Con il passare degli anni la salute di Bonanni divenne sempre più fragile. Il 1º gennaio 1843 presentò la rinuncia al governo della diocesi e Gregorio XVI l’accolse il 20 marzo. Bonanni non abbandonò Norcia. Rimase nella città che aveva servito come vescovo, ormai libero dal peso diretto del governo ma ancora legato alla Chiesa che gli era stata affidata.
Morì a Norcia il 17 agosto 1848, a ottantadue anni. La notizia raggiunse anche quella famiglia missionaria dalla quale l’episcopato lo aveva separato materialmente molti anni prima. Il 1º settembre il superiore generale Nicola Santarelli dispose nelle case dei Missionari i suffragi previsti dalla Regola. È un dettaglio apparentemente piccolo e proprio per questo eloquente: dopo quasi tre decenni dalla partenza da San Felice, la sua morte veniva ancora accolta dentro la memoria e la preghiera della famiglia delle origini.
Una vita che continua a parlare
La figura di Bonanni non termina con la biografia. I suoi scritti permettono di entrare nel laboratorio interiore del predicatore e del formatore, mostrando un metodo spirituale nel quale la meditazione deve raggiungere la vita concreta; per questo sono raccolti nel percorso Gaetano Bonanni scrittore. Allo stesso modo, il suo servizio a Norcia richiede di essere letto dentro la storia della Chiesa che gli fu affidata, mentre gli avvenimenti del 2026 hanno aperto una pagina inattesa, narrata in Il ritorno alla Casa delle origini.
San Felice consente oggi di ricomporre questi diversi passaggi. Qui Bonanni non appare soltanto come il vescovo che un tempo fu superiore della Casa e neppure come il collaboratore di una storia dominata da figure più note. Appare come l’uomo che cercò di dare stabilità alla predicazione missionaria prima che la Congregazione assumesse la propria forma definitiva, che abitò la fragilità delle origini e ne portò anche le tensioni, che lasciò la prima Casa per obbedire a una chiamata inattesa della Chiesa. La sua vita attraversa quindi la storia di San Felice senza esaurirsi in essa e, nello stesso tempo, aiuta a comprendere perché questa Abbazia sia diventata nel 1815 una Casa di Missione.
Per conoscere e approfondire
Michele Colagiovanni, Gaetano Bonanni, studio biografico e documentario, 2022.
Una vita consegnata. Mons. Gaetano Bonanni, ricostruzione biografica fondata sulla documentazione delle origini, sugli archivi ecclesiastici e sulle fonti dei Missionari del Preziosissimo Sangue.
Archivio Generale dei Missionari del Preziosissimo Sangue, documentazione relativa agli Operai Evangelici, alla Casa di Missione di San Felice e ai rapporti fra Gaetano Bonanni e san Gaspare del Bufalo.