
Da Manyoni a Bangalore, la missione ripartì ancora
Gaspare del Bufalo aveva desiderato l’India molto prima che esistesse la Congregazione. Avrebbe voluto unirsi ai Gesuiti e partire sulle orme di san Francesco Saverio. Pio VII gli indicò un’altra strada: restare negli Stati pontifici e predicare a una Chiesa ferita dagli anni napoleonici. Gaspare obbedì. Il viaggio che aveva immaginato non lo fece mai.
Quasi centosettant’anni più tardi, quel desiderio tornò in maniera inattesa. A portarlo verso l’India fu don Giuseppe Montenegro, uno dei tre uomini che nel 1966 avevano aperto la missione della Congregazione in Tanzania. Dopo undici anni in Africa era stato richiamato in Italia. Nel 1982 raggiunse Bangalore con un gruppo di volontari italiani per aiutare le Adoratrici del Sangue di Cristo nella costruzione di una scuola. L’anno seguente tornò con un compito diverso: cercare uomini e preparare una nuova presenza C.PP.S.
Una missione che cominciò cercando vocazioni
Montenegro non arrivò con un gruppo numeroso di Missionari italiani e non cercò anzitutto una grande opera da amministrare. Visitò sacerdoti, parlò della Congregazione e chiese aiuto per trovare giovani interessati a quella forma di vita missionaria. La pagina ufficiale del Vicariato fa risalire la presenza C.PP.S. in India al 1985; la prima fase, però, era già cominciata con quei viaggi e quei contatti.
Nel 1986 Duraisamy Narala, proveniente dalla diocesi di Vellore, iniziò il proprio cammino nella Congregazione. Studiò spiritualità all’Angelicum di Roma e, dopo l’ingresso nella C.PP.S. nel 1988, tornò in India insieme con Montenegro. A Bangalore presero in affitto una casa a Koramangala. Quella casa modesta divenne il primo luogo di formazione dei candidati.
Non era una copia asiatica di un seminario italiano. I giovani studiavano filosofia al Dharmaram College e la vita della nuova comunità cresceva dentro una Chiesa indiana molto più antica della presenza C.PP.S., attraversata da lingue, riti e tradizioni differenti. Per la Congregazione significava imparare ancora una volta che il carisma non viaggia dentro una valigia già pronta: deve lasciarsi tradurre.
1990: i primi sacerdoti indiani
Il 29 gennaio 1990 la Provincia italiana eresse formalmente la Missione dell’India. Nello stesso anno arrivò un segno ancora più importante. Amaladoss e Antony Paikard, i primi due candidati della nuova realtà, furono ordinati sacerdoti nel giugno 1990 da san Giovanni Paolo II e, terminati gli studi, tornarono nel loro Paese.
Nel maggio 1991 altri quattro seminaristi ricevettero l’ordinazione sacerdotale in Vaticano dallo stesso Pontefice. Intanto a Balaji Nagar cresceva la nuova casa di formazione. Montenegro ne aveva posto la prima pietra il 16 maggio 1990; il 1º luglio 1991 venne inaugurato lo St. Gaspar Bhavan.
Il passaggio era ormai evidente. L’Italia aveva aperto la porta, ma la missione non avrebbe avuto futuro se fosse rimasta italiana. I sacerdoti indiani non erano collaboratori aggiunti a una presenza europea: stavano diventando il corpo stesso della Congregazione in India.
La predicazione torna al centro
Nel luglio 1993 venne predicata la prima missione popolare C.PP.S. in India. Michael Peters la guidò insieme con Duraisamy Narala, John Bosco e alcune Adoratrici del Sangue di Cristo. Era un ritorno sorprendentemente fedele alle origini: dopo scuole, formazione e ricerca di vocazioni, la giovane comunità cominciava a fare ciò per cui Gaspare aveva fondato l’Istituto, uscire a predicare.
Nello stesso anno il Provinciale italiano Pietro Battista affidò nuovamente a Giuseppe Montenegro la guida della Missione e il rettorato del seminario. Tutti i Missionari indiani vivevano allora nello St. Gaspar Bhavan. La casa non era grande, ma conteneva ormai ciò che serviva perché la storia potesse continuare senza dipendere continuamente dall’arrivo di uomini dall’Europa.
Una parrocchia, una scuola, un orfanotrofio
Il 15 gennaio 1995 l’arcidiocesi di Bangalore affidò ai Missionari la chiesa di St. Paul a Marikuppam, nelle Kolar Gold Fields. Fu la prima parrocchia C.PP.S. in India. Insieme alla chiesa arrivarono una scuola superiore, un orfanotrofio maschile e una casa per anziani.
La missione assunse così una forma più larga della sola predicazione. Parrocchie, formazione, educazione e assistenza cominciarono a vivere insieme. Negli anni seguenti altre presenze si aggiunsero in Karnataka e in altri Stati.
Il 15 maggio 1996 venne ordinato Peter Gali, il primo seminarista a compiere l’intero percorso formativo in India. È una data meno appariscente di una fondazione, eppure dice forse di più: la Congregazione aveva ormai imparato a formare un Missionario indiano dall’inizio alla fine senza doverlo trasferire stabilmente in Europa.
Vivere in mezzo alla gente
Con la crescita delle vocazioni aumentò anche la varietà dei ministeri. A Mumbai alcuni Missionari scelsero di vivere nei quartieri poveri nei quali prestavano servizio, invece di raggiungerli soltanto durante il giorno. La maggioranza degli abitanti non era cattolica e spesso non era cristiana. Prima di organizzare programmi, i Missionari dedicarono mesi a conoscere le persone e i problemi del luogo.
Da quella vicinanza nacquero interventi per il cibo, il vestiario, l’abitazione e soprattutto l’istruzione dei bambini, con una particolare attenzione alle ragazze che le famiglie più povere rischiavano di lasciare fuori dalla scuola. In un Paese nel quale il cristianesimo vive accanto a grandi tradizioni religiose, la missione imparava a parlare anche attraverso la prossimità, prima ancora che attraverso le parole.
Da Missione a Vicariato
Nel 2000 la Missione divenne Delegazione. Giuseppe Montenegro ne fu nominato Direttore e al suo fianco vennero eletti Amaladoss e Jayasingh David. Le vocazioni continuavano a crescere e le case di formazione dovettero essere ampliate.
Nell’aprile 2002 i Missionari indiani chiesero di compiere un passo ulteriore. Il 19 febbraio 2003 il Moderatore Generale Barry Fischer promulgò il decreto che erigeva il Vicariato dell’India. Il primo Direttore fu Amaladoss. Quella che vent’anni prima era cominciata con Montenegro alla ricerca di candidati aveva ormai governo, formazione e responsabilità propri.
Quando l’India cominciò a inviare
Oggi il Vicariato non serve soltanto l’India. La pagina ufficiale della Congregazione indica Missionari indiani presenti anche in Australia, Italia e Stati Uniti. È il passaggio che ormai riconosciamo come il segno della maturità di una missione: il Paese nel quale la Congregazione era arrivata diventa a sua volta un luogo dal quale partire.
Nel 2026, per esempio, padre Nirmal Raj Kambala Mariadass, ordinato nel 2008 come membro del Vicariato indiano e già da anni in ministero negli Stati Uniti, è entrato nella Provincia statunitense. Dietro una scelta personale si intravede un cambiamento molto più grande: le antiche Province europee e americane non sono più soltanto quelle che mandano uomini; ricevono Missionari dalle realtà che esse stesse avevano contribuito a far nascere.
Il viaggio che Gaspare non fece
Gaspare del Bufalo non arrivò mai in India. La sua obbedienza lo trattenne in Italia e da quella rinuncia nacque la Congregazione. Un secolo e mezzo dopo, un Missionario che aveva già trascorso undici anni in Africa riprese quel desiderio e lo portò a Bangalore.
La storia ha una sua ironia provvidenziale. Gaspare rinunciò all’India per fondare un Istituto missionario; proprio quell’Istituto, molto tempo dopo, arrivò in India. E quando vi arrivò davvero, il risultato più importante non fu avere finalmente compiuto il viaggio del Fondatore. Fu scoprire che il sogno poteva diventare indiano, avere nomi indiani e ripartire dall’India verso altri continenti.
Un’altra strada asiatica
Mentre l’India cresceva attraverso la formazione di giovani del luogo, un’altra storia asiatica stava prendendo forma. In Vietnam il primo passo sarebbe stato compiuto da uomini che quel Paese lo avevano dovuto lasciare da profughi e che vi sarebbero tornati anni dopo come Missionari.
Per conoscere il Vicariato indiano oggi
Missionaries of the Precious Blood – Indian Vicariate, pagina ufficiale della Curia Generalizia.
Indian Vicariate – notizie e vita della comunità, archivio ufficiale della Congregazione.
Il Calice della Nuova Alleanza – storia delle presenze C.PP.S., ricostruzione della fondazione e dello sviluppo della Congregazione in India.