Un sacerdote di Giano accanto alla prima comunità dei Missionari del Preziosissimo Sangue
Quando nel 1815 i Missionari del Preziosissimo Sangue arrivarono a San Felice, trovarono un’antica abbazia da abitare e una comunità da costruire, con risorse spesso insufficienti. Fra le persone del territorio che li accompagnarono ci fu don Martino Pompili, sacerdote diocesano appartenente a una famiglia possidente di Giano, nato il 19 gennaio 1769 e morto il 10 ottobre 1844.
La sua amicizia con san Gaspare del Bufalo emerge soprattutto dalle lettere del Fondatore. In quella dell’8 novembre 1827, indirizzata a don Tommaso Meloni, Gaspare scriveva: «Se le occorre poco denaro o lo può aver costì, o lo domandi al Signor Don Martino, a cui lo riporterà nel regresso». Per la giovane comunità, che doveva fare i conti con le necessità quotidiane e con la mancanza di denaro, don Martino rappresentava una persona alla quale chiedere credito, contando sulla sua disponibilità e sulla fiducia reciproca.
Ma fra i due sacerdoti il rapporto non si esauriva nelle questioni economiche. Don Martino aveva confidato a san Gaspare le proprie preoccupazioni per l’educazione del nipote Gioacchino. Nelle lettere del 3 dicembre 1828 e del 3 gennaio 1829, il Fondatore tornava su quella vicenda familiare, condividendo l’ansia dell’amico. E, a sua volta, gli affidava una richiesta molto personale: «Andando alla Madonna Santissima del Fosco abbia memoria della povera Anima mia».
Queste poche parole ci introducono anche nell’altro ambiente frequentato da don Martino, il santuario della Madonna del Fosco. Già nel luglio 1818 lo troviamo impegnato nella verifica delle spese, con una firma che ne attesta l’incarico di deputato: «Martino Pompilj Dep.º». Il 10 settembre dello stesso anno il canonico Luigi Frasconi gli scriveva da Spoleto per discutere i lavori del ciborio destinato alla Madonna, occupandosi dei costi del falegname, della doratura e della qualità dell’oro da impiegare. Don Martino seguiva queste questioni con la responsabilità di chi conosceva il valore delle offerte raccolte e la necessità di impiegarle bene.

La famiglia Pompilj
La famiglia alla quale apparteneva don Martino avrebbe dato alla Chiesa una figura importante: il cardinale Basilio Pompilj (1858–1931), suo pronipote. Vicario generale del Papa per la diocesi di Roma dal 1913 al 1931, il cardinale esercitò il proprio ministero attraverso la Prima guerra mondiale, il difficile dopoguerra e gli anni della Conciliazione fra la Santa Sede e lo Stato italiano.
Un albero genealogico comunicato direttamente dalla famiglia Pompilj ci permette oggi di conoscere anche i suoi genitori: Luigi Pompilj (1814–1874) e Aurelia Costarelli (1832–1891). Non era dunque Luigi il nipote Gioacchino di cui don Martino parlava con san Gaspare. Rimane ancora da individuare il posto di quest’ultimo nella famiglia.

Una memoria custodita a San Felice
Alla morte di don Martino, avvenuta il 10 ottobre 1844, i nipoti vollero ricordarlo con una lapide che si conserva nel chiostro dell’Abbazia. Vi incisero parole che sembrano restituire il giudizio di chi lo aveva conosciuto: «Prete dell’Evangelio, vissuto fedele a Dio e agli uomini».
Il legame con i Missionari sopravvisse alla sua morte. Quando, durante il grande restauro dell’Abbazia negli anni Cinquanta del Novecento, si dovette provvedere alle antiche sepolture, la comunità volle conservare anche le sue spoglie accanto a quelle dei confratelli. Nel 1958 furono sostenute ventimila lire per la cassa di zinco, la targa di ottone e la relativa saldatura. La famiglia aveva ancora i propri discendenti, ma furono i Missionari a farsi carico di quella sistemazione.
Nel luglio 2026, durante le operazioni che accompagnarono il ritorno delle spoglie di monsignor Gaetano Bonanni alla Casa Madre, il vano sotto la scala della cripta venne riaperto. La cassetta di don Martino era ancora al suo posto, insieme a quelle che custodivano i resti dei primi Missionari.

Don Martino non aveva mai appartenuto alla Congregazione. Era stato, però, uno degli amici sui quali san Gaspare aveva potuto contare negli anni difficili della fondazione. E i suoi successori avevano continuato a considerarlo parte della memoria della Casa.
Fonti: San Gaspare del Bufalo, Epistolario, lettere nn. 1677 (8 novembre 1827), 3771 (3 dicembre 1828) e 3772 (3 gennaio 1829); documentazione contabile del Fosco, 1818–1819; lapide di don Martino Pompili; atti della ricognizione del 1958; albero genealogico comunicato dalla famiglia Pompilj.