Quando Pietro Maria De Victoriis assume la Presidenza di San Felice nel marzo del 1836, porta con sé molti anni di vita missionaria e una familiarità profonda con Gaspare. Non arriva alla Casa Madre come un uomo che deve ancora essere conosciuto. È uno dei sacerdoti sui quali il Fondatore ha imparato a contare, un compagno attraversato ormai anche dalla fragilità di una salute che comincia a chiedere tregua.
Dal 10 marzo al 2 ottobre 1836 De Victoriis è Presidente di San Felice. Il 4 giugno un documento lo chiama espressamente «Don Pietro M. de Victoriis, presidente di S. Felice di Giano». Poche settimane dopo Gaspare scrive che «vi è urgenza in Giano del regresso di de Victoriis». La Casa sente la sua assenza e ne attende il ritorno.
Quelle parole acquistano un significato particolare se si pensa alla condizione fisica del missionario. Dalla primavera del 1836 le sue forze non gli permettono più la vita apostolica di un tempo. Gaspare ricorderà in seguito che non aveva quasi più preso parte alle missioni e che aveva vissuto nella Casa di Missione. San Felice, che per tanti sacerdoti era il luogo dal quale partire, diventa per lui anche il luogo nel quale rimanere.
La Presidenza termina il 2 ottobre, mentre De Victoriis continua ad abitare la comunità. La Casa non perde quindi la sua presenza quando termina l’incarico. Lo accoglie in un tempo diverso, più raccolto, nel quale il missionario che aveva percorso strade e predicato a tante persone deve imparare a lasciarsi custodire dai confratelli.
Il 14 febbraio 1837 De Victoriis muore a San Felice. La notizia raggiunge Gaspare e il dolore entra nelle lettere senza bisogno di alcuna retorica. Scrivendo a Luigia del Bufalo il 9 marzo, il Fondatore consegna una frase che attraversa tutta la memoria di questo sacerdote:
«Inesprimibile è stata la mia afflizione per la perdita di un Compagno di tanti doni; ma la volontà di Dio è il centro di pace, e di conforto».
Il titolo di Presidente scompare e rimane una parola molto più intima: Compagno. Dentro quel termine stanno gli anni condivisi, la predicazione, la fiducia e quella fraternità sacerdotale attraverso la quale l’Istituto aveva preso forma prima ancora di possedere la solidità delle generazioni successive.
San Felice conserva così De Victoriis in due immagini che finiscono per sovrapporsi. Nel 1836 è l’uomo al quale Gaspare affida la Presidenza della prima Casa; pochi mesi dopo è il confratello malato che quella stessa Casa accompagna fino alla morte. Governare e lasciarsi custodire diventano, nell’ultimo tratto della sua vita, due modi di appartenere alla medesima comunità.
La sua Presidenza fu breve, mentre il legame con San Felice andò molto più in profondità. La cripta della Casa custodirà la sua memoria insieme a quella degli altri Missionari delle origini, e le parole di Gaspare continueranno a restituirgli ciò che nessun elenco di incarichi potrebbe dire: fu «un Compagno di tanti doni».
Per incontrare De Victoriis nella sua vicenda biografica più ampia, legata anche alla morte e alla memoria conservata nella cripta, si può leggere Don Pietro Maria De Victoriis. «Un compagno di tanti doni» nel ricordo di San Gaspare del Bufalo.
Fonti principali
San Gaspare del Bufalo, Epistolario: documento n. 3150; lettere nn. 3156, 3193, 3346, 3351.
Libro dei Congressi della Casa di San Felice di Giano, per il periodo della Presidenza.