Camillo Rossi. «Gelosamente lo custodisca»

Quando Camillo Rossi assume la Presidenza di San Felice nel giugno del 1837, la vita di Gaspare è ormai entrata nei suoi ultimi mesi. La Casa che ventidue anni prima aveva cominciato quasi dal nulla possiede ormai una storia, uomini formati tra quelle mura e una memoria che si è fatta abbastanza lunga da conoscere anche la morte dei primi compagni.

Rossi non arriva allora per la prima volta. Il suo nome era già comparso a Giano nell’autunno del 1827 e nell’anno seguente lo ritroviamo legato alla vita della Casa. Quando vi ritorna con la responsabilità della Presidenza, conosce quindi un luogo che ha già abitato e che nel frattempo ha continuato a cambiare.

Pietro Maria De Victoriis era morto a San Felice pochi mesi prima. Giovanni Battista Pedini, che ancora seguiva l’economia e i convittori, sta per lasciare Giano. Nei verbali di giugno Camillo Rossi compare come Presidente della Casa. Sarà l’ultimo a ricevere quell’incarico mentre Gaspare è ancora vivo.

Di quei mesi ci rimane un episodio che sembra piccolo e invece restituisce molto bene la fiducia del Fondatore. Nel settembre del 1837 si discute di una somma destinata ai lavori della chiesa. Gaspare scrive direttamente a Rossi:

«Lei prenda pure il deposito e gelosamente lo custodisca. Qual sia il luogo più indicato per il deposito Lei lo scelga, ed a me ne dia avviso appena mi scrive.»

Il denaro deve essere custodito con attenzione e Rossi può scegliere personalmente il luogo più adatto. Gaspare gli affida una responsabilità concreta, lasciandogli lo spazio necessario per decidere. È uno degli ultimi gesti di governo che legano direttamente il Fondatore alla Casa Madre.

Quando quella lettera parte da Roma, mancano poco più di tre mesi alla morte di Gaspare. Il 28 dicembre 1837 il Fondatore si spegnerà e San Felice dovrà continuare senza la sua presenza, portando nella propria vita le decisioni, le correzioni e le parole ricevute durante più di vent’anni. Camillo Rossi rimane sulla soglia di quel passaggio: Presidente della Casa mentre si conclude la vita terrena di colui che l’aveva fatta nascere.

La sua storia con San Felice, però, non finisce lì. Venticinque anni dopo lo ritroviamo nuovamente tra queste mura, questa volta come Superiore. È il 1862 e sull’Abbazia si abbatte la soppressione. La Casa viene occupata, la comunità dispersa e Rossi conosce personalmente l’arresto nella notte in cui ai Missionari viene tolta la loro prima dimora.

La distanza tra quelle due date è impressionante. Nel 1837 Rossi aveva ricevuto San Felice ancora dalle mani della generazione di Gaspare; nel 1862 è lui a trovarsi davanti alla forza che interrompe quella presenza. L’uomo al quale il Fondatore aveva scritto «gelosamente lo custodisca» diventa, quasi un quarto di secolo dopo, il Superiore che deve assistere alla perdita della Casa.

Dopo quella notte San Felice non tornerà più alla vita comunitaria di prima. La vicenda attraverserà altri passaggi, fino alla chiusura del 1896. Il ritorno dei Missionari arriverà soltanto nel 1937, settantacinque anni dopo la soppressione.

È qui che Camillo Rossi assume un posto unico nel racconto. Gaetano Bonanni aveva accolto il primo mattino della Casa missionaria; Rossi ne attraversa l’ora in cui sembra calare la notte. Tra loro passa tutta la prima stagione di San Felice, dall’apertura del 1815 alla soppressione del 1862.

Rilette alla fine della sua vicenda, le parole di Gaspare sul deposito acquistano inevitabilmente una risonanza più ampia, pur conservando il loro significato originario. «Gelosamente lo custodisca». Nel 1837 Rossi aveva ricevuto dal Fondatore una custodia concreta; nel 1862 lo ritroviamo ancora a San Felice, questa volta come Superiore, nell’ora in cui quella Casa gli viene strappata dalle mani. Quando i Missionari vi tornarono nel 1937, ritrovarono una dimora dalla quale erano stati allontanati; dentro quelle mura, però, li attendeva ancora la memoria degli uomini che l’avevano ricevuta direttamente dal Fondatore.

La notte del 1862 e la sorte successiva della Casa sono raccontate nel quadro più ampio della Storia dell’Abbazia, dalla soppressione fino al ritorno dei Missionari nel 1937.


Fonti principali

San Gaspare del Bufalo, Epistolario: lettere relative a Camillo Rossi a San Felice, con particolare riferimento alla n. 3534 del 19 settembre 1837.

Libro dei Congressi della Casa di San Felice di Giano, verbali dell’8 e 24 giugno 1837; documentazione della Casa relativa alla soppressione del 1862.